Il LampedusaInFestival – giunto alla quarta edizione – si propone quest’anno di affiancare al tema principale legato all’immigrazione quello della democrazia, poiché il 2011 ha rappresentato le crisi sia delle democrazie occidentali che delle dittature del Nord Africa.
Odissea Lampedusa. Nel 2011 l'Africa, col suo bagaglio di sofferenza e speranza, passa da questa piccola isola italiana. Migliaia di Tunisini, fuggiti dalla repressione post-rivoluzione, e di sub-sahariani, provenienti dalla Libia in guerra, approdano su questa terra, la più vicina dalle loro coste. Lampedusa non è la loro meta, ma solo, come immaginano, la porta per l'Italia, per l'Europa, per un futuro migliore. Per molti di loro, in realtà, non lo sarà.
Lampedusa Odyssey. In 2011, Africa and its background of pain and hope, crossed this tiny Italian island. Thousands of Tunisians, running away from repression after revolution, and Sub-Saharans, escaping from war in Libya, landed on Lampedusa's shores, the closest coasts from their native lands. Lampedusa is not their destination, but just their supposed threshold to a better future: in Italy, or maybe in Europe. For many of them, though, it won't be like that.
Photo and text Alessia Capasso.
Video Editing Martina Scala.
Music courtesy of the Cyclops, from the album 'An Eye of respect', Label: I figli di Abele, 2011.
I membri dell'Associazione Askavusa e del Lampedusa in Festival esprimono tutta la loro solidarietà alla Comunità Senegalese Italiana, alle famiglie colpite dagli eventi recentemente accaduti a Firenze, e al leader delle comunità - non che collaboratore e amico del Lampedusa in Festival - Aly Baba Faye. Crediamo che nelle diversità che contraddistinguono gli esseri umani, si possa trovare la chiave per risolvere conflitti e promuovere l'integrazione tra i gruppi sociali. Pensiamo che il nostro lavoro come festival che tratta di migrazione, possa contribuire a realizzare questo importante punto. Lo sviluppo della nostra società deve basarsi anche su questo e non solo su manovre economiche. Invitiamo tutti quelli che ci appoggiano a mantenere i piedi per terra e a fare un grande sforzo per abbassare i toni. Gli scontri di questa sera non devono ripetersi perché chi pagherà non saranno ne' rossi ne' neri, ma quelle categorie più vulnerabili ed esposte all'interno del tessuto sociale: i migranti e tutti coloro che tenacemente cercano di dare e fare del loro meglio per essere membri attivi dello stato.
Il comunicato ufficiale dell'associazione culturale Askavusa, organizzatrice e promotrice della Giornata del Caffè Sospeso a Lampedusa il 10 dicembre
A Napoli c’era in passato un’usanza molto curiosa: quella del “caffè sospeso”. Chi era meno abbiente poteva trovare al bar un caffè in omaggio pagato da un precedente avventore, che lo lasciava in ‘sospeso’ per persone meno fortunate che non potevano permetterselo. Non si trattava di elemosina ma di un atto di solidarietà e comprensione, di condivisione dei problemi. La “Rete del Caffè Sospeso – festival, rassegne e associazioni culturali in mutuo soccorso” è nata a Napoli il 14 novembre 2010 da 7 festival italiani che hanno deciso di unire le forze e fare rete scambiandosi idee, progetti e prodotti culturali per sopravvivere o addirittura crescere in questi difficili tempi di crisi economica e tagli alla cultura. In poco più di un anno di vita la Rete ha creato scambi e condivisioni importanti fra i 7 festival, ha ottenuto diverse nuove adesioni ed ha ora deciso di istituire, in concomitanza con la Giornata Internazionale dei Diritti Umani, il 10 dicembre la Giornata del Caffè Sospeso, iniziativa che si pone l’obiettivo di proporre la ripresa dell’antica usanza partenopea in bar e locali d’Italia e di conseguire nuove adesioni alla Rete attraverso la diffusione, nel settore della promozione culturale e nella vita quotidiana in genere, della filosofia solidale su cui si fonda.