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-Festival delle migrazioni e del recupero della storia orale

“L’incontro con l’Altro”
I EDIZIONE
dal 15 al 18 settembre 2009

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> Tavola Rotonda "Invertire la rotta?" Riflessioni sulla protezione dei rifugiati
> Dibattito “Migranti come risorsa per il territorio” l’esperienza dei comuni della Locride, Riace, Caulonia e Stignano

> Film fuori concorso - "Nuovomondo"  e  "Piazzàti"
> Presentazioni libri


 

Mercoledì 16 settembre - ore 18:30

Hotel Royal – Via Maccaferri, 15

 

Tavola Rotoda

“Invertire la rotta?”
riflessioni sulla protezione dei rifugiati in Europa e in Italia oggi

Interventi di
Giacomo Sferlazzo, Circolo Arci Askavusa – Lampedusa

Gianfranco Schiavone, direttivo ASGI

Leonardo Marino, avvocato socio ASGI-Sicilia

Antonella Basitone, ACNUR – Sicilia

Dagmawi Yimer , regista del film “Come un uomo sulla terra”

Luciana Castellina, Giornalista

Antonella Inverno, ufficio legale Save the Children, Italia
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 Coordina Sabrina Morena, festival S/paesati di Trieste

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La prima edizione del Lampedusainfestival organizza una tavola rotonda sui migranti e sui problemi dell’isola, il comune più a sud d’Italia, la Porta d’Europa come viene chiamata. Il centro di detenzione a Lampedusa è situato nell’area adiacente all’aeroporto dell’isola, con una capienza massima di 80 posti, il centro di detenzione di Lampedusa, in funzione dal 1998, subito dopo l’approvazione della legge Turco-Napolitano, è stato, in tutti questi anni, varie cose al contempo: luogo di sperimentazione delle politiche di esternalizzazione, italiane ed europee, una fabbrica di clandestinizzazione, luogo di deportazione (verso la Libia) e sempre, contemporaneamente, un girone infernale in cui i migranti, arrivati sull’isola, venivano fatti sparire. Negli ultimi anni è stato trasformato in “centro di primo soccorso ed accoglienza” e trasferito in una zona disabitata. A gennaio scorso Lampedusa si è trovata al centro di una protesta, i migranti hanno abbattuto i cancelli e si sono incontrati con la popolazione che si è dimostrata solidale.

Ora la tragedia del 20 agosto porta con estrema urgenza la necessità di trattare alcuni argomenti. In molti altri casi, purtroppo, le tragedie avvengono senza testimoni, senza giornalisti scomodi, e senza neppure riconoscere la buona fede dei superstiti, al punto che si arriva a mettere in discussione persino quanto dichiarato dalle organizzazioni umanitarie che operano, in regime di convenzione con lo stesso ministero dell’interno, negli interventi di prima accoglienza. “A seguito degli accordi italo-libici” scrive Fulvio Vassallo Paleologo ( Il Protocollo operativo del dicembre 2007 e il Trattato di amicizia italo libico dell’agosto 2008) e soprattutto a seguito delle “intese operative” segrete intercorse tra questi due paesi dopo i viaggi di Ministri e funzionari di polizia tra Roma e Tripoli (e viceversa) nei primi mesi del 2009, ma anche dopo la “storica” visita di Gheddafi a Roma nel giugno scorso, le unità militari italiane, intendiamo della Marina Militare, coinvolte nelle attività di “pattugliamento congiunto” con le motovedette italo-libiche (donate a Gheddafi dal governo italiano, battenti dunque bandiera libica, ma sulle quali dovrebbe trovarsi anche personale militare italiano), operano interventi di “respingimento collettivo” con la riconsegna alle autorità libiche di quanti vengono intercettati in acque internazionali, più spesso al limite delle acque territoriali di quel paese, considerata la ridotta autonomia operativa dei mezzi donati alla guardia costiera libica. Il coordinamento degli interventi di pattugliamento congiunto è affidato ad una unità di coordinamento libica, d’intesa con le autorità italiane (come risulta dal Protocollo operatvo Italia-Libia del dicembre 2007), mentre rimane sempre più evanescente il posizionamento e le reali funzioni delle unità aereonavali di FRONTEX, l’agenzia europea per il controllo delle frontiere esterne, da tempo impegnata nel Canale di Sicilia con operazione tanto dispendiose quanto prive di qualsiasi effettiva incidenza”.

 

Giovedì 17 settembre - ore 18:30

Hotel Royal – Via Maccaferri, 15

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Dibattito

“Migranti come risorsa per il territorio”
l’esperienza dei comuni della Locride, Riace, Caulonia e Stignano

Incontro con

Domenico Lucano sindaco di Riace,

Ilario Ammendolia sindaco di Caulonia, 

Giovanni Maiolo e Cosimo Franco operatori dei progetti

 

Coordina Valentina Loiero autrice si “Sale Nero” ed. Donzelli

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Riace, Caulonia, Stignano sono i tre comuni della Locride che stanno attuando il progetto di integrazione con gli immigrati. Riace ha una lunga esperienza ed è stato uno dei primi comuni ad aderire al sistema di richiedenti asilo per rifugiati nel 2001

Riace si è distinto negli ultimi anni per una serie di iniziative incentrate sulla multiculturalità, il rispetto per l’ambiente e la salvaguardia delle proprie tradizioni. Un esempio chiaro è la raccolta differenziata con gli asini.

Una città che si stava spopolando e che al fenomeno della migrazione ha reagito diventando un centro di accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo (aderendo al progetto SPRAR promosso a livello nazionale dal ministero dell'interno) attraverso la “Associazione Città Futura don Giuseppe Puglisi” www.cittafuturariace.it, conservando e rivitalizzando al contempo, nell’incontro con “l’altro”, le proprie tradizioni locali e creando una nuova formula ricettiva per il turismo (case antiche fatiscenti ristrutturate e affittate in estate ai turisti).

Da allora il suo esempio è stato seguito da altre comunità come il comune di Caulonia e Stignano, i tre comuni della locride sono stati il riferimento per la legge promossa dalla Regione Calabria

Prima regione italiana a creare una legge che promuove l'accoglienza e l'inserimento dei rifugiati sul territorio coniugandolo allo sviluppo socio-economico delle comunità locali. "Il provvedimento - ha commentato il presidente Loiero - nasce dalla positiva esperienza di alcuni Comuni della Locride come Riace, Caulonia e Stignano, dove i rifugiati sono diventati una vera e propria risorsa". Arrivati a più riprese a partire dalla fine degli anni '90, gli immigrati sono da tempo impegnati in attivita' artigianali e produzioni locali e stanno così contribuendo, in armonia con la popolazione locale, a rivitalizzare l'economia di borghi segnati da un passato di emigrazione di massa e altrimenti destinati a un futuro di decadenza e spopolamento. Si tratta di un modello di integrazione balzato agli onori della cronaca nazionale la scorsa estate quando la Locride accolse l'appello disperato che arrivava da Lampedusa di farsi carico dei nuovi arrivi visto che il centro d'accoglienza dell'isola era perennemente stracolmo.

L'obiettivo che adesso si propone la Calabria, mediante l'erogazione di fondi ai Comuni virtuosi, è quello di "mettere a sistema" il modello Locride. E infatti il provvedimento finanzia, con risorse regionali e comunitarie, i progetti presentati da Comuni, Province, e altri enti finalizzati all'inserimento socio-lavorativo dei richiedenti asilo e dei rifugiati, soprattutto nei borghi interessati da fenomeni di spopolamento e da particolari sofferenze socio-economiche. Non solo: la legge sosterrà azioni che favoriscano la conoscenza reciproca tra i popoli, base fondamentale di una convivenza serena. L'esperienza insegna che tutto ciò è possibile se attuato gradualmente e attraverso la strategia dei piccoli numeri, tenendo conto cioé delle esigenze di ciascuna comunità locale.

 

A Maggio a Riace si è svolto con grande successo il primo festival sui temi dell’immigrazione intitolato Riaceinfestival – Festival delle migrazioni e delle culture locali www.riaceinfestival.it

 

Wim Wenders ha reso noto che inizierà in questo mese in Calabria le riprese di un nuovo film in 3D intitolato "Il Volo". Il noto regista tedesco ha accolto con entusiasmo l'invito a lavorare sulla sceneggiatura di Eugenio Melloni ispirata alle esperienze di accoglienza verso i richiedenti asilo dei piccoli comuni calabresi.

 

 

 

FILM FUORI CONCORSO

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Martedì 15 settembre - Anteprima Lampedusa in festival

ore 21, P.zza Comm. Brignone

 proiezione fuori concorso di

Nuovomondo
di Emanuele Crialese

[Durata 112’ Italia 2006]

Produzione: Memento Films Production, Respiro, Arte France Cinéma,
Titti Film, Rai Cinemafiction

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Inizi del Novecento, Sicilia: una decisione cambierà la vita della famiglia Mancuso, scegliere di lasciarsi il passato alle spalle e iniziare una vita nuova nel Nuovo Mondo. Salvatore vende tutto per portare i figli e la vecchia madre in un posto dove ci sarà più lavoro e più pane per tutti. Salvatore Mancuso, è uno delle migliaia di emigranti italiani che misero in gioco tutto. Non è un eroe, è un uomo semplice, ma guidato da una lucida consapevolezza che lo spinge ad affrontare il lungo e pericoloso viaggio attraverso l'oceano, per giungere a New York agli albori del XX secolo. Non va in cerca di grandi fortune, né di gloria. Trovare un lavoro e una casa per i suoi familiari sono il suo unico obiettivo. Una sottile e allo stesso tempo fitta atmosfera di mistero avvolge l'intero viaggio: dai riti prima della partenza, alle cure che la madre di Salvatore riserva agli abitanti del villaggio affetti da strane patologie, riconducibili ad arcane presenze e spiriti, che da sempre accompagnano la vita dei contadini siciliani. Niente spaventa i Mancuso, nemmeno le minuziose analisi fisiche e psicologiche a cui gli immigrati dovevano essere sottoporsi una volta sbarcati, che sentenziavano il diritto a rimanere nel Nuovo Mondo o l'obbligo a tornare nel Vecchio...La moltitudine degli emigranti da ovunque, il cui flusso ininterrotto nutrì la futura superpotenza mondiale di tutto il genoma di cui aveva bisogno per legittimarsi come mondo nel mondo, di tutto il sangue e le lingue e i mattoni dell'indispensabile Babele che è oggi, questo popolo questo mare di gente sul mare 'esigeva' un'epopea e "Nuovomondo" la rappresenta, col respiro enorme del cinema e il fiato trattenuto dall’odissea individuale
Emanuele Crialese
di trasferisce in America per studiare regia alla New York University dove si laurea nel 1995. Dopo aver girato diversi corti, esordisce nel lungometraggio nel 1997 con One We Were Strangers prodotto con i soldi ricavati dalla vendita di un paio di orecchini ricevuti in eredità dalla bisnonna. Con questo primo film, in cui racconta l'amicizia di due immigrati, un italiano e un indiano, che vivono a New York arrangiandosi tra mille lavoretti, Crialese partecipa al Sundance film festival di Robert Redford. Nel 2002 vince la settimana della critica a Cannes con Respiro che dopo aver entusiasmato la Francia ottiene un notevole successo anche in Italia. Interpretato da una bravissima Valeria Golino e ambientato in una Lampedusa aspra e solare, Respiro sembra unire la lezione del neorealismo italiano con slanci onirici. Nel 2006 scrive e dirige Nuovomondo, che vince il Premio "Leone d'Argento" Rivelazione alla Biennale di Venezia e numerosi altri premi.



Giovedì 17 settembre

ore 20:30, P.zza Comm. Brignone

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 proiezione fuori concorso di

Piazzàti (Maimàas Fitàas)

di Giorgio Diritti [durata 53’ – Italia 2009]

Lingua originale dei dialoghi o del commento: Italiano - Francese - Occitano

Lingua dei sottotitoli: italiano
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"Affittare" i propri bambini era prima di tutto una questione di sopravvivenza, una sofferta decisione, peraltro molto diffusa in tutto l?arco alpino. Spesso i Piazzàti passavano un?infanzia non semplice, i maschi tra monti e pecore, le femmine come servette in case di benestanti; tutti ricompensati però da un pasto caldo al giorno che a casa propria non poteva essere sempre assicurato. Il documentario raccoglie le testimonianze di alcune persone delle valli occitane della provincia di Cuneo che da bambini hanno lavorato, piazzàti presso famiglie che li incaricavano di svariati lavori e li caricavano di responsabilità. I loro volti segnati dall?età e dalla fatica e le loro parole ci aprono una porta sulla loro infanzia. La malinconia della lontananza dai genitori vissuta da alcuni si contrappone alla forza e sicurezza di sé che quella esperienza ha dato ad altri, in un film dove più che cercare risposte si pongono interrogativi; sul senso dell?infanzia, della famiglia, del gioco e delle difficoltà, oggi come ieri.

Giorgio Diritti, sceneggiatore, regista, montatore e produttore, é nato a Bologna il 21 Dicembre 1959. Sviluppa la sua professionalità lavorando in vari ruoli a fianco nei film di alcuni dei più interessanti registi italiani (Lizzani, Wetmuller, Vancini), ed in particolare con Pupi Avati. É anche responsabile di numerosi casting, tra cui quello in Emilia Romagna per il film di Federico Fellini “La voce della luna”.Partecipa all’attività di Ipotesi Cinema, la “non scuola” di cinema fondata e diretta da Ermanno Olmi per lo sviluppo di giovani autori. Come autore e regista realizza vari documentari, cortometraggi, prodotti editoriali e numerosi servizi per programmi televisivi. Tra le realizzazioni come regista si distinguono il suo primo cortometraggio “Cappello da Marinaio”, inserito in competizione nei programmi di svariati festival europei: tra questi si evidenzia quello di Clermont Ferrand. Del 1993 é “Quasi un anno”, un film per la TV prodotto da Ipotesi Cinema e RAI1. Il suo primo film, “Il vento fa il suo giro” (2005), é invitato e premiato in molti festival e si aggiudica oltre 30 riconoscimenti (tra cui Miglior Film al Bergamo Film Meeting, 1° Premio al Lisbon Village Film Festival, Gran Premio a Annecy, Premio SIAE alla Festa del Cinema di Roma, Miglior Film al Der Neue Heimatfilm di Friestadt, Miglior Film al Napoli Film Festival).  “Il vento fa il suo giro” ottiene inoltre 5 nomination ai David di Donatello 2008 (tra cui miglior film, miglior sceneggiatura, miglior regista esordiente, miglior produttore) e 4 nomination ai Nastri d’Argento nello stesso anno. Ha da poco ultimato le riprese di un film tratto da un suo soggetto, “L’uomo che verrà” che, dopo aver ottenuto una menzione speciale della giuria alla prima Festa del Cinema di Roma, é stato sviluppato grazie al fondo MEDIA della Comunità Europea. Il film é stato giudicato di Interesse Culturale Nazionale ed ha ottenuto un finanziamento da parte del MiBAC, al quale sono seguiti la coproduzione di RaiCinema e l'apporto di alcune realtà private ed istituzionali di Emilia Romagna e Toscana.
 

PRESENTAZIONI LIBRI

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Giovedì 17 settembre

 ore 19:30, Hotel Royal

 presentazione del Libro

Gli africani salveranno Rosarno

di Antonello Mangano

a cura di Antonello Mangano ed Terrelibere.org

Interventi di Peppino Lavorato, Fulvio Vassallo Paleologo, Giuseppe Pugliese, Fortress Europe - Prefazione di Valentina Loiero, postazione di Tonio dell’Olio

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Non c'è un posto in Italia come Rosarno, che come Rosarno riassuma i drammi e le contraddizioni della nostra epoca. Dall'economia globale a quella criminale, dalla mafia alle migrazioni. Il libro analizza l'aspetto socio-economico (lavoratori marginali inseriti in un contesto mafioso moderno ed arcaico), quello giuridico (come le leggi razziste producono marginalità fino al lavoro servile), storico (dall'occupazione delle terre all'omicidio Valarioti fino alle lotte di massa contro la mafia), geopolitico (le grandi migrazioni dall'Africa all'Europa). In seguito al ferimento di due lavoratori della Costa d'Avorio, gli africani di Rosarno si ribellano. E' il 12 dicembre 2008. Il loro gesto segna il confine tra la rassegnazione e la protesta, tra il consueto e l'inaccettabile. Non sono i cittadini italiani a trovare il coraggio della rivolta civile, ma "clandestini" senza diritti e documenti. Rosarno è uno dei tanti paesi agricoli del Meridione dove gli immigrati sono sfruttati, sottopagati, umiliati. Ma è anche l'unico dove, fin dal 1992, sono vittime di sconcertanti episodi di violenza, comprese estorsioni e rapine, in un contesto dove la popolazione è oppressa da un sistema mafioso fatto di narcotraffico intercontinentale ed arcaismo brutale, boss rapinatori e violenze quotidiane. La storia della Piana è però molto contraddittoria, ed ha vissuto momenti eroici, anche recenti, di lotta al latifondo ed alla mafia.

 

 

Venerdì 18 settembre

ore 18,30, Hotel Royal

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Presentazione dei Libri

Ladri di Stelle di Nicola Montano - ed. Medusa edizoni

A sud di Lampedusa di Stefano Liberti - ed. Minimumfax

Almanacco clandestino Gianluca Carmosino, Carta
L'odore del dolore di Francesco Di Luigi - ed. Gruppo Albatros Il Filo

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coordina Roberto Canu presidente del Valsusa Filmfest

 

Ladri di stelle di Nicola Montano edizione Medusa

L'immigrazione clandestina da un punto di vista inaspettato e per questo affascinante. Nicola Montano infatti, l'autore, è quello che comunemente verrebbe chiamato "uno sbirro", è un poliziotto di frontiera ma è allo stesso tempo un immigrato. Dopo trent'anni di servizio Nicola Montano, nato a Pisticci ed emigrato giovanissimo in Germania, ci racconta l'immigrazione da poliziotto attraverso un tono ricco di solidarietà e di umanità. Ladri di Stelle di Nicola Montano è un romanzo che parla di verità, di storie di vita vera, delle difficoltà che i clandestini si trovano ad affrontare fino a perdere la vita sotto ai binari di un treno tentando di arrivare in un paese straniero. E il fascino di questo libro è che a raccontare l'immigrazione è proprio lui, un poliziotto che per ruolo dovrebbe fronteggiarne l'invasione.

L'immigrazione clandestina è il grande fenomeno sociale che l'Italia si è trovata ad affrontare con mezzi inadeguati e una sostanziale impreparazione culturale e sociale. La vita dei clandestini è grama, spesso piena di rischi, di sofferenze, molti hanno anche perduto la vita nel tentativo di mettere piede nei paesi dell'Occidente, altri sono finiti a svolgere lavori o attività illecite, ma la maggior parte scappava da condizioni ancor peggiori e cercava soltanto un po' di libertà e il modo per sopravvivere. Questo libro racconta i clandestini "visti dall'altra parte", da quella di chi per primo si trova a fronteggiarne l'invasione sulle nostre coste: poliziotti e carabinieri. E il racconto, un  resoconto ricco di pietà e di solidarietà, scritto da un uomo delle forze dell'ordine che si è trovato molte volte a fare da ponte fra i "dannati della terra", lo Stato italiano, i magistrati, i giornalisti. E qualche volta ha visto morire quelli che avrebbe voluto mettere in salvo.

 

A Sud di Lampedusa Cinque anni di viaggi sulle rotte dei migranti

di Stefano Liberti ed Minumun Fax

Stefano Liberti è uno dei pochissimi giornalisti italiani che da anni seguono gli aspetti meno conosciuti dei movimenti migratori dall'Africa verso l'Europa: tutto ciò che accade a sud di Lampedusa. Senza fidarsi dei luoghi comuni o lasciarsi abbindolare dai proclami sull'integrazione che verrà, ha scelto di esplorare con i propri occhi la «geografia del transito» tra il Sahel e il Maghreb. Ha incontrato migranti che preferiscono chiamarsi avventurieri, politici africani sudditi dei diktat europei, indiani bloccati in mezzo al deserto e piccole città sorte dal nulla: tutta l'infinita umanità che vive attraversando o presidiando confini. Fino a trovare chi non si aspettava: se stesso. Un cittadino bianco di quella stessa Europa che, con le sue politiche, determina come si vive o si muore in Africa. Un reporter per cui il solo modo onesto di documentare è lasciarsi coinvolgere dalle storie in cui si imbatte.

 

L'odore del dolore di Francesco Di Luigi
De Luigi scrittore di Lampedusa analizza attraverso le pagine del suo libro  la storia vera della scoperta dell'esistenza e beata appartenenza.

Francesco Di Luigi ha lavorato nel Cpt, racconta di aver trascorso molto  tempo nel centro per ovviare alle emergenze. In una intervista su yootube  racconta "Quando lavoravo e stavo molte ore dentro al centro, tredici,  quattordici ore, sempre per supplire alle emergenze, quando uscivo la  situazione che avevo vissuto era così complessa che non potevo trasmetterla  ad altri. Non erano discorsi da bar e quindi non raccontavo. Quando ho  cambiato il lavoro, un giorno ascoltando una canzone di De Gregori ho  pensato che forse era importante scrivere la mia testimonianza. Nessuna  pretesta di denunciare niente, semplicemente testimoniare far conoscere un aspetto emotivo forte, come cambia l'animo delle persone. Sono rimasto  colpito da molte storie, per esempio la prima volta che ho visto morire una  persona. E un'altra volta quando è nata una bambina su una barca a pochi  metri da riva, era scortata dalla motovedetta e sulla barca è nata una  bambina, quasi a dimostrare che non esistono confini.  Il personaggio si chiama Zero, perché non conta nulla all'interno della struttura, non ha la possibilità di cambiare le cose di migliorare, niente. Abbiamo due orecchie e una bocca, dovremmo ascoltare il doppio di quello  che parliamo e invece...L'immigrazione esiste da millenni non è un problema  semplice, non si può affrontare come si sta facendo ora".  Un libro che rappresenta l'essere umano così com'è, con le sue paure, i suoi errori e la sua speranza di essere in grado di perdonare se stessi per  non essere stati capaci di fare la cosa giusta.

 

Almanacco Clandestino, La mappa, le storie, le idee dell’Italia che resiste al razzismo

è stato un numero molto speciale del settimanale. Speciale perché monotematico su razzismo, antirazzismo e intercultura, perché è stato in edicola due settimane e non una (dal 10 al 23 aprile), e perché era di 100 pagine invece delle tradizionali 64. All’interno di questo numero, tra racconti e analisi, è stato pubblicato anche un grande censimento, ­ certo non esaustivo ­rispetto a ciò che si muove nella società italiana a proposito di antirazzismo, ma dimostra l’esistenza di una vasta rete di associazioni, gruppi di migranti, reti, cooperative, circoli Arci e molto altro.