> Tavola Rotonda
"Invertire la
rotta?" Riflessioni
sulla protezione dei rifugiati
> Dibattito
“Migranti come risorsa per il territorio”
–
l’esperienza dei comuni della Locride, Riace, Caulonia e
Stignano
> Film fuori
concorso -
"Nuovomondo"
e
"Piazzàti"
>
Presentazioni libri
Mercoledì 16 settembre -
ore 18:30
Hotel
Royal – Via Maccaferri, 15
Tavola Rotoda
“Invertire la rotta?”
riflessioni sulla protezione dei rifugiati in Europa e in Italia
oggi
Interventi di
Giacomo Sferlazzo, Circolo Arci Askavusa –
Lampedusa
Gianfranco
Schiavone, direttivo ASGI
Leonardo
Marino, avvocato socio ASGI-Sicilia
Antonella
Basitone, ACNUR – Sicilia
Dagmawi Yimer
, regista del film “Come un uomo sulla terra”
Luciana
Castellina, Giornalista
Antonella
Inverno, ufficio legale Save the Children, Italia
-
Coordina
Sabrina Morena, festival S/paesati di Trieste
-
La prima
edizione del Lampedusainfestival organizza una tavola rotonda
sui migranti e sui problemi dell’isola, il comune più a sud
d’Italia, la Porta d’Europa come viene chiamata. Il centro di
detenzione a Lampedusa è situato
nell’area adiacente all’aeroporto dell’isola, con una capienza
massima di 80 posti, il centro di detenzione di Lampedusa, in
funzione dal 1998, subito dopo l’approvazione della legge
Turco-Napolitano, è stato, in tutti questi anni, varie cose al
contempo: luogo di sperimentazione delle politiche di
esternalizzazione, italiane ed europee, una fabbrica di
clandestinizzazione, luogo di deportazione (verso la Libia) e
sempre, contemporaneamente, un girone infernale in cui i
migranti, arrivati sull’isola, venivano fatti sparire. Negli
ultimi anni è stato trasformato in “centro di primo soccorso ed
accoglienza” e trasferito in una zona disabitata. A
gennaio scorso Lampedusa si è trovata al centro di una protesta,
i migranti hanno abbattuto i cancelli e si sono incontrati con
la popolazione che si è dimostrata solidale.
Ora la
tragedia del 20 agosto porta con estrema urgenza la necessità di
trattare alcuni argomenti. In molti altri casi, purtroppo, le
tragedie avvengono senza testimoni, senza giornalisti scomodi, e
senza neppure riconoscere la buona fede dei superstiti, al punto
che si arriva a mettere in discussione persino quanto dichiarato
dalle organizzazioni umanitarie che operano, in regime di
convenzione con lo stesso ministero dell’interno, negli
interventi di prima accoglienza. “A seguito degli accordi
italo-libici” scrive Fulvio Vassallo Paleologo ( Il Protocollo
operativo del dicembre 2007 e il Trattato di amicizia italo
libico dell’agosto 2008) e soprattutto a seguito delle “intese
operative” segrete intercorse tra questi due paesi dopo i viaggi
di Ministri e funzionari di polizia tra Roma e Tripoli (e
viceversa) nei primi mesi del 2009, ma anche dopo la “storica”
visita di Gheddafi a Roma nel giugno scorso, le unità militari
italiane, intendiamo della Marina Militare, coinvolte nelle
attività di “pattugliamento congiunto” con le motovedette
italo-libiche (donate a Gheddafi dal governo italiano, battenti
dunque bandiera libica, ma sulle quali dovrebbe trovarsi anche
personale militare italiano), operano interventi di
“respingimento collettivo” con la riconsegna alle autorità
libiche di quanti vengono intercettati in acque internazionali,
più spesso al limite delle acque territoriali di quel paese,
considerata la ridotta autonomia operativa dei mezzi donati alla
guardia costiera libica. Il coordinamento degli interventi di
pattugliamento congiunto è affidato ad una unità di
coordinamento libica, d’intesa con le autorità italiane (come
risulta dal Protocollo operatvo Italia-Libia del dicembre 2007),
mentre rimane sempre più evanescente il posizionamento e le
reali funzioni delle unità aereonavali di FRONTEX, l’agenzia
europea per il controllo delle frontiere esterne, da tempo
impegnata nel Canale di Sicilia con operazione tanto dispendiose
quanto prive di qualsiasi effettiva incidenza”.
Giovedì 17 settembre -
ore 18:30
Hotel
Royal – Via Maccaferri, 15
torna su
Dibattito
“Migranti come risorsa per il territorio”
l’esperienza dei comuni della Locride, Riace, Caulonia e
Stignano
Incontro con
Domenico Lucano sindaco di Riace,
Ilario Ammendolia sindaco di Caulonia,
Giovanni Maiolo e Cosimo Franco operatori dei progetti
Coordina Valentina Loiero autrice si “Sale Nero” ed. Donzelli
-
Riace,
Caulonia, Stignano sono i tre comuni della Locride che stanno
attuando il progetto di integrazione con gli immigrati. Riace ha
una lunga esperienza ed è stato uno dei primi comuni ad aderire
al sistema di richiedenti asilo per rifugiati nel 2001
Riace
si è distinto negli ultimi anni per una serie di iniziative
incentrate sulla multiculturalità, il rispetto per l’ambiente e
la salvaguardia delle proprie tradizioni. Un esempio chiaro è la
raccolta differenziata con gli asini.
Una città che si stava spopolando e che al fenomeno della
migrazione ha reagito diventando un centro di accoglienza per
rifugiati e richiedenti asilo (aderendo al progetto SPRAR
promosso a
livello nazionale dal ministero dell'interno) attraverso
la “Associazione Città Futura don Giuseppe Puglisi”
www.cittafuturariace.it, conservando e rivitalizzando al
contempo, nell’incontro con “l’altro”, le proprie tradizioni
locali e creando una nuova formula ricettiva per il turismo
(case antiche fatiscenti ristrutturate e affittate in estate ai
turisti).
Da allora il
suo esempio è stato seguito da altre comunità come il comune di
Caulonia e Stignano, i tre comuni della locride
sono stati il riferimento per la legge promossa dalla Regione
Calabria
Prima regione
italiana a creare una legge che promuove l'accoglienza e
l'inserimento dei rifugiati sul territorio coniugandolo allo
sviluppo socio-economico delle comunità locali. "Il
provvedimento - ha commentato il presidente Loiero - nasce dalla
positiva esperienza di alcuni Comuni della Locride come Riace,
Caulonia e Stignano, dove i rifugiati sono diventati una vera e
propria risorsa". Arrivati a più riprese a partire dalla fine
degli anni '90, gli immigrati sono da tempo impegnati in
attivita' artigianali e produzioni locali e stanno così
contribuendo, in armonia con la popolazione locale, a
rivitalizzare l'economia di borghi segnati da un passato di
emigrazione di massa e altrimenti destinati a un futuro di
decadenza e spopolamento. Si tratta di un modello di
integrazione balzato agli onori della cronaca nazionale la
scorsa estate quando la Locride accolse l'appello disperato che
arrivava da Lampedusa di farsi carico dei nuovi arrivi visto che
il centro d'accoglienza dell'isola era perennemente stracolmo.
L'obiettivo
che adesso si propone la Calabria, mediante l'erogazione di
fondi ai Comuni virtuosi, è quello di "mettere a sistema" il
modello Locride. E infatti il provvedimento finanzia, con
risorse regionali e comunitarie, i progetti presentati da
Comuni, Province, e altri enti finalizzati all'inserimento
socio-lavorativo dei richiedenti asilo e dei rifugiati,
soprattutto nei borghi interessati da fenomeni di spopolamento e
da particolari sofferenze socio-economiche. Non solo: la legge
sosterrà azioni che favoriscano la conoscenza reciproca tra i
popoli, base fondamentale di una convivenza serena. L'esperienza
insegna che tutto ciò è possibile se attuato gradualmente e
attraverso la strategia dei piccoli numeri, tenendo conto cioé
delle esigenze di ciascuna comunità locale.
A Maggio a
Riace
si è svolto con grande successo il primo festival sui temi
dell’immigrazione intitolato Riaceinfestival – Festival
delle migrazioni e delle culture locali
www.riaceinfestival.it
Wim Wenders
ha reso noto che inizierà in questo mese in Calabria le
riprese di un nuovo film in 3D intitolato "Il Volo". Il noto
regista tedesco ha accolto con entusiasmo l'invito a
lavorare sulla sceneggiatura di Eugenio Melloni ispirata alle
esperienze di accoglienza verso i richiedenti asilo dei
piccoli comuni calabresi.
FILM FUORI CONCORSO
torna su
Martedì 15 settembre
- Anteprima Lampedusa in festival
ore 21,
P.zza Comm. Brignone
proiezione
fuori concorso di
Nuovomondo
di Emanuele Crialese
[Durata 112’
Italia 2006]
Produzione:
Memento Films Production, Respiro, Arte France Cinéma,
Titti Film, Rai Cinemafiction
-
Inizi del
Novecento, Sicilia: una decisione cambierà la vita della
famiglia Mancuso, scegliere di lasciarsi il passato alle spalle
e iniziare una vita nuova nel Nuovo Mondo. Salvatore vende tutto
per portare i figli e la vecchia madre in un posto dove ci sarà
più lavoro e più pane per tutti. Salvatore Mancuso, è uno delle
migliaia di emigranti italiani che misero in gioco tutto. Non è
un eroe, è un uomo semplice, ma guidato da una lucida
consapevolezza che lo spinge ad affrontare il lungo e pericoloso
viaggio attraverso l'oceano, per giungere a New York agli albori
del XX secolo. Non va in cerca di grandi fortune, né di gloria.
Trovare un lavoro e una casa per i suoi familiari sono il suo
unico obiettivo. Una sottile e allo stesso tempo fitta atmosfera
di mistero avvolge l'intero viaggio: dai riti prima della
partenza, alle cure che la madre di Salvatore riserva agli
abitanti del villaggio affetti da strane patologie,
riconducibili ad arcane presenze e spiriti, che da sempre
accompagnano la vita dei contadini siciliani. Niente spaventa i
Mancuso, nemmeno le minuziose analisi fisiche e psicologiche a
cui gli immigrati dovevano essere sottoporsi una volta sbarcati,
che sentenziavano il diritto a rimanere nel Nuovo Mondo o
l'obbligo a tornare nel Vecchio...La moltitudine degli emigranti
da ovunque, il cui flusso ininterrotto nutrì la futura
superpotenza mondiale di tutto il genoma di cui aveva bisogno
per legittimarsi come mondo nel mondo, di tutto il sangue e le
lingue e i mattoni dell'indispensabile Babele che è oggi, questo
popolo questo mare di gente sul mare 'esigeva' un'epopea e "Nuovomondo"
la rappresenta, col respiro enorme del cinema e il fiato
trattenuto dall’odissea individuale
Emanuele Crialese
di trasferisce in America per studiare regia alla New York
University dove si laurea nel 1995. Dopo aver girato diversi
corti, esordisce nel lungometraggio nel 1997 con One We Were
Strangers prodotto con i soldi ricavati dalla vendita di un paio
di orecchini ricevuti in eredità dalla bisnonna. Con questo
primo film, in cui racconta l'amicizia di due immigrati, un
italiano e un indiano, che vivono a New York arrangiandosi tra
mille lavoretti, Crialese partecipa al Sundance film festival di
Robert Redford. Nel 2002 vince la settimana della critica a
Cannes con Respiro che dopo aver entusiasmato la Francia ottiene
un notevole successo anche in Italia. Interpretato da una
bravissima Valeria Golino e ambientato in una Lampedusa aspra e
solare, Respiro sembra unire la lezione del neorealismo italiano
con slanci onirici. Nel 2006 scrive e dirige Nuovomondo, che
vince il Premio "Leone d'Argento" Rivelazione alla Biennale di
Venezia e numerosi altri premi.
Giovedì 17 settembre
ore 20:30,
P.zza Comm. Brignone
torna su
proiezione
fuori concorso di
Piazzàti (Maimàas Fitàas)
di Giorgio
Diritti [durata 53’ – Italia 2009]
Lingua
originale dei dialoghi o del commento: Italiano -
Francese - Occitano
Lingua dei
sottotitoli: italiano
-
"Affittare" i
propri bambini era prima di tutto una questione di
sopravvivenza, una sofferta decisione, peraltro molto diffusa in
tutto l?arco alpino. Spesso i
Piazzàti
passavano un?infanzia non semplice, i maschi tra monti e pecore,
le femmine come servette in case di benestanti; tutti
ricompensati però da un pasto caldo al giorno che a casa propria
non poteva essere sempre assicurato. Il documentario raccoglie
le testimonianze di alcune persone delle valli occitane della
provincia di Cuneo che da bambini hanno lavorato,
piazzàti
presso famiglie che li incaricavano di svariati lavori e li
caricavano di responsabilità. I loro volti segnati dall?età e
dalla fatica e le loro parole ci aprono una porta sulla loro
infanzia. La malinconia della lontananza dai genitori vissuta da
alcuni si contrappone alla forza e sicurezza di sé che quella
esperienza ha dato ad altri, in un film dove più che cercare
risposte si pongono interrogativi; sul senso dell?infanzia,
della famiglia, del gioco e delle difficoltà, oggi come ieri.
Giorgio
Diritti,
sceneggiatore, regista, montatore e produttore, é nato a Bologna
il 21 Dicembre 1959. Sviluppa la sua professionalità lavorando
in vari ruoli a fianco nei film di alcuni dei più interessanti
registi italiani (Lizzani, Wetmuller, Vancini), ed in
particolare con Pupi Avati. É anche responsabile di numerosi
casting, tra cui quello in Emilia Romagna per il film di
Federico Fellini “La voce della luna”.Partecipa all’attività di
Ipotesi Cinema, la “non scuola” di cinema fondata e diretta da
Ermanno Olmi per lo sviluppo di giovani autori. Come autore e
regista realizza vari documentari, cortometraggi, prodotti
editoriali e numerosi servizi per programmi televisivi. Tra le
realizzazioni come regista si distinguono il suo primo
cortometraggio “Cappello da Marinaio”, inserito in competizione
nei programmi di svariati festival europei: tra questi si
evidenzia quello di Clermont Ferrand. Del 1993 é “Quasi un
anno”, un film per la TV prodotto da Ipotesi Cinema e RAI1. Il
suo primo film, “Il vento fa il suo giro” (2005), é invitato e
premiato in molti festival e si aggiudica oltre 30
riconoscimenti (tra cui Miglior Film al Bergamo Film Meeting, 1°
Premio al Lisbon Village Film Festival, Gran Premio a Annecy,
Premio SIAE alla Festa del Cinema di Roma, Miglior Film al Der
Neue Heimatfilm di Friestadt, Miglior Film al Napoli Film
Festival). “Il vento fa il suo giro” ottiene inoltre 5
nomination ai David di Donatello 2008 (tra cui miglior film,
miglior sceneggiatura, miglior regista esordiente, miglior
produttore) e 4 nomination ai Nastri d’Argento nello stesso
anno. Ha da poco ultimato le riprese di un film tratto da un suo
soggetto, “L’uomo che verrà” che, dopo aver ottenuto una
menzione speciale della giuria alla prima Festa del Cinema di
Roma, é stato sviluppato grazie al fondo MEDIA della Comunità
Europea. Il film é stato giudicato di Interesse Culturale
Nazionale ed ha ottenuto un finanziamento da parte del MiBAC, al
quale sono seguiti la coproduzione di RaiCinema e l'apporto di
alcune realtà private ed istituzionali di Emilia Romagna e
Toscana.
PRESENTAZIONI LIBRI
torna su
Giovedì 17 settembre
ore
19:30, Hotel Royal
presentazione
del Libro
Gli africani salveranno Rosarno
di Antonello Mangano
a cura di Antonello Mangano ed Terrelibere.org
Interventi di Peppino Lavorato, Fulvio Vassallo Paleologo,
Giuseppe Pugliese, Fortress Europe - Prefazione di Valentina
Loiero, postazione di Tonio dell’Olio
-
Non c'è un
posto in Italia come Rosarno, che come Rosarno riassuma i drammi
e le contraddizioni della nostra epoca. Dall'economia globale a
quella criminale, dalla mafia alle migrazioni. Il libro analizza
l'aspetto socio-economico (lavoratori marginali inseriti in un
contesto mafioso moderno ed arcaico), quello giuridico (come le
leggi razziste producono marginalità fino al lavoro servile),
storico (dall'occupazione delle terre all'omicidio Valarioti
fino alle lotte di massa contro la mafia), geopolitico (le
grandi migrazioni dall'Africa all'Europa). In seguito al
ferimento di due lavoratori della Costa d'Avorio, gli africani
di Rosarno si ribellano. E' il 12 dicembre 2008. Il loro gesto
segna il confine tra la rassegnazione e la protesta, tra il
consueto e l'inaccettabile. Non sono i cittadini italiani a
trovare il coraggio della rivolta civile, ma "clandestini" senza
diritti e documenti. Rosarno è uno dei tanti paesi agricoli del
Meridione dove gli immigrati sono sfruttati, sottopagati,
umiliati. Ma è anche l'unico dove, fin dal 1992, sono vittime di
sconcertanti episodi di violenza, comprese estorsioni e rapine,
in un contesto dove la popolazione è oppressa da un sistema
mafioso fatto di narcotraffico intercontinentale ed arcaismo
brutale, boss rapinatori e violenze quotidiane. La storia della
Piana è però molto contraddittoria, ed ha vissuto momenti
eroici, anche recenti, di lotta al latifondo ed alla mafia.
Venerdì 18 settembre
ore 18,30,
Hotel Royal
torna su
Presentazione dei Libri
Ladri
di Stelle
di Nicola Montano - ed. Medusa edizoni
A sud
di Lampedusa
di Stefano
Liberti - ed. Minimumfax
Almanacco clandestino
Gianluca
Carmosino, Carta
L'odore del dolore di Francesco Di Luigi - ed.
Gruppo Albatros Il Filo
-
coordina Roberto Canu
presidente
del Valsusa Filmfest
Ladri di stelle
di Nicola Montano edizione Medusa
L'immigrazione
clandestina da un punto di vista inaspettato e per questo
affascinante. Nicola Montano infatti, l'autore, è quello che
comunemente verrebbe chiamato "uno sbirro", è un poliziotto di
frontiera ma è allo stesso tempo un immigrato. Dopo trent'anni
di servizio Nicola Montano, nato a Pisticci ed emigrato
giovanissimo in Germania, ci racconta l'immigrazione da
poliziotto attraverso un tono ricco di solidarietà e di umanità.
Ladri di Stelle di Nicola Montano è un romanzo che parla di
verità, di storie di vita vera, delle difficoltà che i
clandestini si trovano ad affrontare fino a perdere la vita
sotto ai binari di un treno tentando di arrivare in un paese
straniero. E il fascino di questo libro è che a raccontare
l'immigrazione è proprio lui, un poliziotto che per ruolo
dovrebbe fronteggiarne l'invasione.
L'immigrazione
clandestina è il grande fenomeno sociale che l'Italia si è
trovata ad affrontare con mezzi inadeguati e una sostanziale
impreparazione culturale e sociale. La vita dei clandestini è
grama, spesso piena di rischi, di sofferenze, molti hanno anche
perduto la vita nel tentativo di mettere piede nei paesi
dell'Occidente, altri sono finiti a svolgere lavori o attività
illecite, ma la maggior parte scappava da condizioni ancor
peggiori e cercava soltanto un po' di libertà e il modo per
sopravvivere. Questo libro racconta i clandestini "visti
dall'altra parte", da quella di chi per primo si trova a
fronteggiarne l'invasione sulle nostre coste: poliziotti e
carabinieri. E il racconto, un resoconto ricco di pietà e di
solidarietà, scritto da un uomo delle forze dell'ordine che si è
trovato molte volte a fare da ponte fra i "dannati della terra",
lo Stato italiano, i magistrati, i giornalisti. E qualche volta
ha visto morire quelli che avrebbe voluto mettere in salvo.
A Sud di Lampedusa
Cinque anni di viaggi sulle rotte
dei migranti
di Stefano
Liberti ed Minumun Fax
Stefano
Liberti è uno dei pochissimi giornalisti italiani che da anni
seguono gli aspetti meno conosciuti dei movimenti migratori
dall'Africa verso l'Europa: tutto ciò che accade a sud di
Lampedusa. Senza fidarsi dei luoghi comuni o lasciarsi
abbindolare dai proclami sull'integrazione che verrà, ha scelto
di esplorare con i propri occhi la «geografia del transito» tra
il Sahel e il Maghreb. Ha incontrato migranti che preferiscono
chiamarsi avventurieri, politici africani sudditi dei diktat
europei, indiani bloccati in mezzo al deserto e piccole città
sorte dal nulla: tutta l'infinita umanità che vive attraversando
o presidiando confini. Fino a trovare chi non si aspettava: se
stesso. Un cittadino bianco di quella stessa Europa che, con le
sue politiche, determina come si vive o si muore in Africa. Un
reporter per cui il solo modo onesto di documentare è lasciarsi
coinvolgere dalle storie in cui si imbatte.
L'odore del dolore di
Francesco Di Luigi
De Luigi scrittore di Lampedusa analizza attraverso le
pagine del suo libro la storia vera della scoperta
dell'esistenza e beata appartenenza.
Francesco
Di Luigi ha lavorato nel Cpt, racconta di aver trascorso
molto tempo nel centro per ovviare alle emergenze. In una
intervista su yootube racconta "Quando lavoravo e stavo
molte ore dentro al centro, tredici, quattordici ore,
sempre per supplire alle emergenze, quando uscivo la
situazione che avevo vissuto era così complessa che non
potevo trasmetterla ad altri. Non erano discorsi da bar e
quindi non raccontavo. Quando ho cambiato il lavoro, un
giorno ascoltando una canzone di De Gregori ho pensato che
forse era importante scrivere la mia testimonianza. Nessuna
pretesta di denunciare niente, semplicemente testimoniare
far conoscere un aspetto emotivo forte, come cambia l'animo
delle persone. Sono rimasto colpito da molte storie, per
esempio la prima volta che ho visto morire una persona. E
un'altra volta quando è nata una bambina su una barca a
pochi metri da riva, era scortata dalla motovedetta e sulla
barca è nata una bambina, quasi a dimostrare che non
esistono confini. Il personaggio si chiama Zero, perché non
conta nulla all'interno della struttura, non ha la
possibilità di cambiare le cose di migliorare, niente.
Abbiamo due orecchie e una bocca, dovremmo ascoltare il
doppio di quello che parliamo e invece...L'immigrazione
esiste da millenni non è un problema semplice, non si può
affrontare come si sta facendo ora". Un libro che
rappresenta l'essere umano così com'è, con le sue paure, i
suoi errori e la sua speranza di essere in grado di
perdonare se stessi per non essere stati capaci di fare la
cosa giusta.
Almanacco Clandestino, La mappa, le storie, le
idee dell’Italia che resiste al razzismo
è stato un
numero molto speciale del settimanale. Speciale perché
monotematico su razzismo, antirazzismo e intercultura, perché è
stato in edicola due settimane e non una (dal 10 al 23 aprile),
e perché era di 100 pagine invece delle tradizionali 64.
All’interno di questo numero, tra racconti e analisi, è stato
pubblicato anche un grande censimento, certo non esaustivo
rispetto a ciò che si muove nella società italiana a proposito
di antirazzismo, ma dimostra l’esistenza di una vasta rete di
associazioni, gruppi di migranti, reti, cooperative, circoli
Arci e molto altro. |